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Filosofia e giornalismo, un matrimonio contemporaneo
Corrado Ocone Giancristiano Desiderio, giornalista e filosofo, mette a tema, nel suo ultimo libro, identità e differenze fra giornalismo e filosofia. Mai come in questo momento le due attività hanno tante cose in comune. E i filosofi, anche e soprattutto i più importanti, non disdegnano di scrivere sui giornali. Perché accade ciò? Desiderio in verità in Hegel in redazione (Rubbettino, pagg. 155, euro 14) non abbozza nemmeno una risposta alla questione, ma decide di presentarci una serie di piccoli saggi o assaggi di un modo di fare filosofia (per spigolature) che mette insieme magistralmente le attitudini del filosofo e le abilità del giornalista. Come molti libri di filosofia, anche questo ha come argomento centrale «l’oggetto della filosofia», per usare un’espressione di Raffaello Franchini, che di Desiderio è stato maestro e che in alcuni suoi volumi aveva già dato prova da antesignano di questo modo di filosofare. La filosofia, osserva l’autore, è inutile, ma il suo non servire a nulla di pratico è la sua vera forza; è superficiale, ma perché è consapevole che la verità (come afferma Karl Kraus) non vive per gli uomini in profondità; può servire in modo indiretto nella vita lavorativa, soprattutto in azienda, ma solo perché aiuta a capire gli uomini e le loro varie e complesse psicologie. Con Croce, altro suo maestro, l’autore di queste gustose pagine tesse un bellissimo elogio del non filosofo: «I non filosofi» scrive «sono gli uomini di buon senso e di buona volontà che accettano il risultato delle verità faticosamente conquistate dal filosofo e ne fanno sapere di vita pratica e vissuta». L’uomo di buon senso è perciò, a buon diritto, l’unico e legittimo figlio del filosofo. «La mia filosofia» scrive Desiderio prendendo in prestito il titolo dell’antologia che Croce compilò del suo pensiero è storicistica: si richiama a Vico, Hegel, Croce, Berlin, Hannah Arendt. Ed è liberale, perché fa propria una prospettiva antiperfezionistica, anche in senso antropologico: consapevole che l’umanità è «legno storto» e che come tale va compresa e accettata. Sono tante le pillole di buon senso offerte da questo libro che, nel mettere insieme i due registri del giornalismo e della teoria, sa far dialogare la filosofia anche con nani (i nostri politici) e ballerine (scopriamo, ad esempio, un’insolita Elisabetta Canalis alle prese con problemi metafisici). E, considerato che di buon senso in giro non se ne vede poi tanto, non ci rimane che consigliarne vivamente la lettura. Restano in sospeso, alla fine, due sole domande: una concernente il titolo del volume, l’altra concernente l’attualità del giornalismo filosofico o della filosofia giornalistica. Il richiamo a Hegel è presto spiegato: il filosofo tedesco passò ben due anni nella redazione di una gazzetta della cittadina di Bamberga, derivandone fra l’altro la consapevolezza che leggere ogni mattina i quotidiani è la forma di preghiera dell’uomo laico o contemporaneo. Quanto all’altra questione, possiamo invece dire, con filosofico spirito di paradosso, che la stampa sia stata purtroppo inventata nel momento sbagliato: proprio nel periodo in cui la filosofia dall’aperto dell’agorà, delle chiese e delle piazze comunali si ritraeva nel chiuso delle accademie. Ma possiamo anche aggiungere che oggi che, finita la modernità, essa di necessità ritorna in piazza non può non ritrovarsi che in quella agorà mediatica per eccellenza che è il foglio di carta quotidiano.
di Corrado Ocone
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